Antonella Margherita Massa - Amate Stelle

Data: 2018-06-03 21:46:00 - Categoria: Novità Librarie 

Antonella Margherita Massa - Amate Stelle

 

Presentazione

Da sempre, quando mi trovo a scrivere la presentazione di una raccolta di poesie, mi rendo conto come essa purtroppo appare come la forma d’arte meno adatta alla civiltà del materialismo e della dissipazione, come questa in cui viviamo, per un motivo fondamentale, direi semplice: perché essa ha bisogno di attenzione, di silenzio, di concentrazione e di attiva partecipazione.
Non ci si può lasciar andare a distrazione, perché trascurare anche una sola parola del testo potrebbe compromettere il senso totale del discorso, come una goccia d’inchiostro su di un quadro che potrebbe sfigurare il paesaggio.
So, per averlo più volte sperimentato che la poesia è un sogno, un’aspirazione, un desiderio che non trova le condizioni per realizzarsi; essa chiama in causa indirettamente la coscienza, ciò che nell’affanno della contemporaneità quotidiana a volte rimane inascoltato e si rivolge a quella parte del nostro essere che non si rassegna al cinismo della “realtà”.
E l’essenza della poesia consiste proprio in questo fenomeno misterioso che, se da una parte rappresenta la realtà così com’è, dall’altra rimanda a immagini e pensieri del come dovrebbe essere. Poesia dunque come “dialogo esterno” tra l’animo del poeta e tutto il resto che lo circonda. Essa è il “ponte che congiunge l’illusione del vedere con la realtà del toccare con mano”.
Così la poesia di Antonella Margherita Massa immerge il lettore nella “lettura interiore” nello “spazio immenso dell’anima” con la “presa di coscienza” dell’esistenza di mondi diversi e più vasti, uno dentro l’altro come le scatole cinesi, o come gli insiemi matematici; di realtà che esulano dal pessimismo dei giorni presenti per evadere libere nell’infinito con giochi di tecnica uniti al desiderio di parlare e con l’improcrastinabile esigenza di proclamare sempre e comunque la visione “piena” del “sentire”. Una delle prime poesie della silloge dal titolo: “Raggi di sole”si apre agli occhi del lettore, costituendo una sorta di inesorabile “proemio genetico” in cui tutte le figurazioni liriche, si possono percepire soltanto con ripetute e non superficiali letture che affascinano anche il lettore meno attento.
Questo è uno dei tratti peculiari della grande poesia; che anche quando è flusso magmatico di emozioni mai si priva di un ordine; che anche quando in essa sono frantumati i canoni della metrica sempre soggiace, come ebbe a dire Eugenio Montale, a una “regola invisibile” costituita dal sogno e per dirla con William Shakespeare che scriveva: “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” mi piace immaginare l’essenza umana, quella parte cioè più profonda di noi che è immutabile ed eterna alla quale è stato dato il nome di anima capace di vivere in un metafisico “altrove” Così non fatico a riscontrare in Antonella la persistente capacità del poeta di guardare e sentire con gli occhi della meraviglia, la voce dell’anima con parole talune volte allegoriche capaci di parlare agli “adulti” esortandoli a farsi “piccoli” proprio attraverso il dialogo con la Bellezza interiore che diventa un argine al processo di “secolarizzazione” che vorrebbe sommergerci.
Così può accadere che nel Leggere e rileggere le poesie della Nostra si possono avvertire sensibilmente che le Sue immagini, sono sensazioni, evocazioni e suoni, di una poesia che grida, ed è un grido che si fa poesia. Nutrirsi della poesia, così come del tempo che a sua volta la fagocita e la trasforma, significa, come scriveva G. Garcìa Marquez che la vera vita : “non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda, e come la si ricorda per raccontarla”. E questo vuol dire vivere un ciclo poetico-naturale in verticalità, in spietata e brusca spinta verso l’alto; un gioco che si tramuta in sacrificio, un regressus ad infantiam che non trova eco.
Così, leggo tra le righe di queste belle poesie di Antonella, che invita a seguire il percorso d’un viaggio non solo ricerca di bellezza, di armonia, ma anche fuga dall’angoscia, scaturita dal confronto con la negatività, ricerca d’una possibile via di salvezza, divenuta momento imprescindibile della Sua vita.
Antonella Margherita Massa, donna di qualità sa benissimo come ognuno di noi è destinato a viaggiare tra le disperazioni del presente e le onde di quel canto che in Foscolo, rievocano per sintonia spirituale e per contenuti il sonetto A Zacinto, e sa altresì che l’immagine della patria perduta, dell’isola serena sullo sfondo dello Ionio sacro agli antichi dei, pur in una sofferta riacquistata calma, è indissolubilmente legata al Suo come destino di esule nei marosi della contemporaneità. Per concludere, sento doveroso esprimere un grazie ad Antonella, poiché la Sua poesia può considerarsi una “voce di illuminazione, libertà e liberazione spirituale oltre che civile”.“Voce” che si erge chiara e potente in questo mondo che appare sempre più sull’orlo di una catastrofe antropologica.“Voce” capace di rinnovarsi radicalmente nello spazio e nel tempo per presentare il Suo profilo intimo e profondo.

Luigi Ruggeri